Alessandro W. Mavilio | Blog
 Audiopost - BGM: 20 Minutes, by Carbon Based Lifeform
Sapporo, JP - 13/07/2021 (126) Blog / Post / Re-edition

Ma questo fenomeno può, in un certo senso, anche aggravarsi, quando si scende a livelli più profondi di introspezione e di indagine della nostra relazione con l’esteriore.

Il costrutto linguistico

Alessandro Mavilio

Il contesto dei linguaggi, della loro evoluzione e della loro potenziale futura evoluzione…

E ciò è un gran mistero per me, perché sebbene abbia io stesso un retro-pensiero di indole scientifica, e abbia forse anche una eccessiva aspettativa sulla scienza, la mia… fede in qualcosa e forse anche la mia esperienza di vita mi portano a supporre che il mondo non sia – come ci viene detto – un costrutto spazio-temporale, fatto di materia ed energia, a ben vedere anche inadeguate, ma sia bensì un costrutto linguistico, più vicino alla natura di una frase, o di una novella o di un’opera d’arte, e ben lontana dal modello meccanicistico governato da leggi interconnesse, dal modello che ereditiamo da secoli e secoli di riduzionismo razionale…

Io sono convinto che a ben vedere il mondo si comporti proprio, solo e sempre, come la scienza dice che dovrebbe, e noi limitiamo la nostra partecipazione a esso attraverso l’accettazione di informazioni che provengono da una grande distanza, proprio come accade quando leggiamo un quotidiano al mattino: nessun miracolo accadrà mentre siamo assorti a leggere il giornale, e anzi durante la lettura e l’assorbimento di nozioni necessariamente estranee a noi, contemporaneamente avviene anche la programmazione culturale per la nostra giornata: se c’è qualche interruttore fuori posto in noi, ecco che la lettura del giornale rimette a posto tutti i valori culturali che magari durante la notte si sono affievoliti.

Ma quando invece ci si ritira in ciò che è chiamata “la primazia delle esperienze non-mediate”, le regole, i modelli normalmente passatici dalla scienza o dal senso comune, si rivelano completamente inadeguati, e per sperimentare ciò basta solo porsi in un periodo di solitudine e raccoglimento, magari nella natura, oppure lo possiamo sperimentare quando attraversiamo un periodo veramente difficile o quando ci troviamo in circostanze inaspettatamente aliene… ed è poi come se una specie di membrana, normalmente posta tra l’ego e… qualche altra cosa – che possiamo chiamare angelo custode, inconscio jungiano, dimensione superiore – e beh, questa membrana metaforica si assottiglia, il mondo ci sembra perdere la sua… mondanità, e oggetti normalmente percepiti da noi come appunto “mondani” sembrano caricarsi di energia psichica anch’essi, diventano vettori di inaspettato significato…

A un livello più basso di questa questione, questo fenomeno non è nulla di particolarmente eclatante, è una generalizzata apertura del mondo a noi, e viceversa; è come se tutto si rivelasse per ciò che è: sempre e normalmente imbevuto di significato. Quell’albero, quella persona, il suo cordiale saluto, quella conversazione, tutto è intriso di un debito di significato da restituire...

Ma questo fenomeno può, in un certo senso, anche aggravarsi, quando si scende a livelli più profondi di introspezione e di indagine della nostra relazione con l’esteriore: questa generale “significanza”, che fino a poco fa ci sembrava ammiccare da tutte le cose può concrescere, condensarsi, e simultaneamente il mondo può sembrare come dissolversi in un’unica corale intelligenza animata.

A questo punto, se calarsi a un tale livello non è stata una scelta cosciente, chiunque sarebbe molto preoccupato per la propria salute mentale. E se non lo siamo per conto nostro, lo saranno per noi i nostri amici, perché la nostra realtà ora è “aumentata”, e noi esclamiamo estatici che i fiumi ci parlano, gli alberi ci sussurrano…

Ciò che accade è proprio appunto il recupero del significato, preminente e pregnante in Natura ma che noi per qualche motivo blocchiamo, ma è un significato così loquace da articolare i suoi messaggi perfino nella nostra lingua. Ma poi accade che rocce o alberi parlanti vengano definiti “patologie”, in un gergo tecnico, qualcosa come: “paziente dall’ego gravemente ridotto, a rischio di totale sottomissione a opera di materiale disorganizzato dell’inconscio”… O qualcosa del genere…

Ma ciò che accade veramente è che chi sta avendo una simile esperienza, sta magari per la prima volta nella sua vita incontrando il forte significato residente la realtà, senza il costante compromesso e il pressante condizionamento culturali che normalmente negano e sanzionano questo Significato.




Riadattamento di un discorso di Terence McKenna.


 Photo by Moreau Tokyo




Se credi che qualcuno di tua conoscenza possa essere interessato ad alcuni di questi argomenti, condividi ora questo link.