Sapporo, JP - 05/01/2022 (194) Blog / Post / Original

Il Giappone si riconferma una nazione insovvertibile, perfino secondo gli antichi e originali dettami di Sun Tzu o della manualistica più hard-core del KGB. Il Giappone è il vero super-eroe planetario tra le Nazioni.

Un-sub-vert-ible Ja-pa-ん

Alessandro Mavilio

Credo che il Giappone sia l'unica Nazione che nella storia abbia dimostrato la sua insovvertibilità politica.

Il termine "insovvertibile" non è qui casual nè casuale.

La volontà di sovvertire una nazione antagonista - con la sua cultura, il suo assetto secolare - è qualcosa di antichissimo e ben radicato su questo Pianeta.

La sovversione è una vera e propria arte, e dispone perfino di procedure che, secondo un sentire più moderno, possiamo definire scientifiche.

È possibile sovvertire un Paese attraverso finestre di opportunità che si estendono tra i 30 e 70 anni. L’unica dote necessaria è la capacità di attesa per lo sviluppo del processo.

La dima temporale primaria per innescare un processo sovversivo è infatti nella durata necessaria a che una data generazione (nella nazione antagonista e obbiettivo) nasca e diventi naturalmente adulta.

I moti naturali, caotici e interni che tutte le nazioni (soprattutto quelle democratiche e libertarie) sono costretti a proteggere (e spesso a caldeggiare, per riconfermare nel tempo la propria democraticità) sono il vettore principale del loro probabile e futuro capovolgimento/sovvertimento.

La nazione che voglia sovvertirne un'altra pone le sue aspettative, infatti, su questi moti caotici e attraverso una rete di cellule semi-dormienti ne favorisce il fiorire, durante il primo e lungo processo di demoralizzazione del Paese.

È facile demoralizzare una cultura: è sufficiente amplificare le sue idee esageratamente progressiste e, se possibile, al tempo stesso, metterla in inferiorità industriale ed economica. Famiglie, imprese ed attivisti politici vengono distratti su temi aldilà dell’orizzonte per loro più naturale e la loro attenzione distolta dal presente.

Successivamente, attraverso processi ecologici (percepiti dalle vittime della sovversione come naturali) le cellule dormienti, risvegliate, portano tale nazione/cultura in una fase di destabilizzazione, nella quale i processi originali di autogestione o mantenimento dello Stato non sono più agili o praticabili.

Tutto ciò accade attraverso procedure assolutamente legali, costituzionali e perfino positivamente percepite dal popolo vittima: istituzione di nuovi partiti politici, associazioni di cittadini, manifestazioni principalmente pacifiche, esposizione dei bambini a nuove, moderne (e vacue) ideologie.

Il Paese vittima crede di vivere una fase di rinascita e rinnovo, e invece sta inconsapevolmente partecipando alle azioni necessarie alla sua stessa resa incondizionata e disfatta; disfatta che è stata progettata in un passato così lontano da essere invisibile agli occhi dei presenti ma abbastanza vicino da soddisfare le strategie di una potenza politica.

La fase successiva in cui la nazione vittima è portata è quella della crisi emergenziale.

È crisi quando “qualcosa negli ultimi venti anni sembra non aver funzionato”, i governi che si succedono sembrano non avere il controllo della situazione, le procedure costituzionali si rivelano troppo lente e sono percepite come obsolete, e il Paese si divide normalmente in due macrocategorie: i nazionalisti (destinati a ricevere la più amara delusione) e gli insurrezionalisti dell’ultima ora (coloro che inconsapevolmente consegneranno di fatto il Paese nelle mani del nemico lontano.)

Nella fase di crisi non giova essere nazionalisti perché la Nazione per cui si sarebbe perfino disposti a morire non esiste più da molti anni. Come durante la fase di pupazione, i suoi stessi moti interni la hanno di fatto dissolta in qualcosa d’altro. Agire ora sarebbe abortire una metamorfosi già in corso d’opera e il prezzo da pagare sarebbe comunque la morte dell’organismo.

Insorgere durante la fase di crisi significa accelerare il processo originale di sovversione: è ciò che desidera la oscura nazione nemica e sovvertitrice.

Durante la fase di crisi regna grande confusione nelle comunicazioni a ogni livello, ciò di ovvio e meccanico, che per decenni o secoli non ha mai necessitato di confronto, discussione, conflitto, adesso esacerba gli animi perfino di coloro che non si sarebbero mai occupati di politica. Le mani sono ormai lontane dalle leve che un tempo avrebbero potuto risolvere i problemi sul loro nascere: tutto ora è vacuo discorso.

L'uomo comune è confuso e diventa bersaglio di una campagna di propaganda ancora più dura e senza precedenti. Tutti sentono l'impellenza di schierarsi, di avere un'opinione, di esprimere un lamento, perché il bombardamento dei media è continuo e amplificato.

In questa fase, il comparto dei media è un braccio armato e traditore della nazione, e a ben vedere lo è ormai da anni.

I leader politici più giovani, cresciuti nella generazione che ha dato inconsapevolmente il via alla procedura di sovversione - essendo dal primo momento espressione di un moto caotico e libertario senza una vera struttura – non hanno le competenze e le conoscenze millenarie necessarie a comprendere la situazione in cui si sono cacciati. Saranno loro stessi costretti a mirabolanti capriole ideologiche, a tradire le proprie idee, invitando al tavolo di comando personaggi anziani, carismatici e forti, sperando che questi possano riportare la situazione sotto controllo.

Uno Stato, il suo popolo, la sua cultura e le sue religioni, non sono un giocattolo semplice. È semplicemente infantile pensare che una tale struttura possa essere passata di mano in mano - perfino durante le fasi democratiche più serene. Pochi immaginano che una collettività umana è molto più vicina e simile a una collettività animale o vegetale che altro. Le vere regole in gioco non hanno nulla di umano: si tratta di regole più ecologiche che altro.

La fase di crisi apre le porte anche a una parte del comparto militare interno, sovversivo anch'esso da sempre, e abilmente mimetizzatosi durante i periodi non sospetti di pace. C’è la possibilità che tale comparto militare sia al soldo della nazione sovvertitrice o che abbia sempre avuto mira sovversive proprie e spera semplicemente di prendere il potere. Quale delle due, per il popolo, non ha vera importanza.

Quando i meccanismi costituzionali, logistici, economici, energetici e sanitari sono sotto il controllo inderogabile di perfetti sconosciuti senza più alcun legame morale e stabile con l'anima della nazione, il Paese è infatti pronto per consegnarsi nelle mani della nazione estera sovvertitrice, che altro non farà che raccogliere un frutto maturo.

Tutto questo decennale percorso, nei termini più brevi delle arti marziali, si può tradurre così: i movimenti centrifughi e naturali di ogni corpo vivo, non vanno mai fermati con una forza contraria e contrastante, bensì - previsti se possibile – assecondati, accompagnati al loro naturale compimento, così che l'esagitato cada al tappeto da solo.

Questo è ciò che fa la nazione che voglia sovvertirne un'altra, senza l'utilizzo della forza militare. La condizione necessaria al successo è quella di sapersi concedere il tempo sovraumano e sovrapolitico per attendere che un tale processo si compia nella sua naturalezza.

Tale super-potere si ritrova generalmente solo in nazioni monarchiche, dittatoriali, o pseudo tali: nazioni in cui il potere non è mai stato democratico, ma che perseguono il mantenimento del potere costi il tempo che costi.

Il pianeta Terra annovera oggi un terzo tipo di tal Nazione: la "multi-nazionale" è infatti una sorta di complesso post-monarchico, dittatoriale con chiarissimi piani per il proprio futuro al lungo termine. Essendo la multi-nazionale, per sua natura, sovra-nazionale è capace di calpestare e ignorare ogni tipo di confine politico e morale. Tutto ciò manca invece e per forza di cose alle democrazie e alle loro famiglie, che sono costrette al regime di provvisorietà che la libertà collettiva e caotica impone alle loro strutture.

L'unico modo per non essere sovvertiti è dunque, paradossalmente, quello di trovarsi in una monarchia, dittatoriale non democratica: una nazione in cui i moti centrifughi e peregrini siano censurati sin dal primo momento.

Le culture (generalmente occidentali) che invece si concedono il lusso di vivere secondo i dettami illusori della democrazia e della libertà, lo possono fare solo per brevi periodi storici. Lo insegna la storia e ce lo urla il momento storico attuale.


Alla domanda di un giornalista che chiedeva l'opinione di Vladimir Putin sulla Cancel Culture americana (Gennaio 2022), il presidente ha risposto quasi sorridendo: - Lasciamo fare agli Americani tutte le stramberie che vogliono. Qui da noi gli uomini sono uomini e le donne sono donne.

Da una tale (forse per qualcuno) irritante risposta si evince l’abisso tra America e Russia, tra Occidente e Oriente, si evince che il pugno eccitato dell'Occidente "colonialista" in preda ai suoi deliri di agitata libertà, sta per essere afferrato da uno o più immensi sovvertitori. Non è assurdo pensare che Russia e Cina, forse anche in competizione tra loro, vogliano sovvertire l'Occidente tutto attraverso un'operazione di demoralizzazione, destabilizzazione e capovolgimento che abbracci tutti i campi dell'opinione pubblica mondiale, impreparata e viziata da decenni di mollezze ed esperimenti del pensiero fatti a voce troppo alta.


E il Giappone?

Il Giappone è un Paese super-occidentale. Più occidentale dell'Occidente al quale si è ispirato per correggere i suoi pochi difetti orientali.

Per molti è l'America dell'Estremo Oriente, per altri (me compreso) è ciò che resta della Cina più mitica e saggia. E' senza dubbio un concentrato cristallizzato di antica bontà politica, moderno abbastanza senza le mostruosità delle moderna modernità.

Grazie alle sue dimensioni geografiche ridotte e alla sua insularità il Giappone può operare le proprie politiche interne come fosse un laboratorio protetto.

Il Giappone lo puoi bombardare, incenerire, allagare e sconquassare, gli farai solo danni materiali. La mente giapponese è invece sigillata e protetta dagli attacchi sovversivi.

Le Galapagos della mente collettiva umana.

In Giappone l’opinione personale è tabù, un vero e proprio pelo pubico. Questo pudore per l'opinione personale - non dissimile dal pudore per gli odori personali - è ciò che lo rende un sistema a prova di sovversione.

Se non puoi dire a qualcuno che puzza, non potrai mai aggredire e graffiare il suo cuore più morbido. Se non puoi criticare l'opinione personale di qualcuno, non potrai mai deviarne i comportamenti.

La morale giapponese contemporanea è varia e complessa, molto più di quella europea, e io credo sia così anche grazie alla struttura e alle caratteristiche uniche della lingua giapponese.

Il Giappone è poi di fatto da sempre una dittatura imperiale, poi medievale, poi industriale e corporativa, oggi mediatica, e soprattutto religiosa. Questa dittatura è tanto efficiente e interiore che non ha bisogno di dettare le sue volontà.

Per fortunati corsi storici questo stato di cose sembra essersi stabilizzato in una configurazione assolutamente funzionale agli obblighi interni ed esteri del Paese, e principalmente a quelli interni.

Quando il Giappone si è trovato di fronte alla possibilità di essere tecnicamente sovvertito da forze esterne ha usato la sua massima forza per respingere il primo attacco, nell'unico momento propizio e possibile, superato il quale salvi forse il tuo corpo ma non più l'anima. (Un istinto di conservazione o una finissima conoscenza delle dinamiche ecologiche del mondo?)

Non parlo ovviamente dell'operato della classe politica visibile, bensì di un establishment grigio-trasparente, simile a quello che esiste in tutti gli altri Paesi, ma che qui non è ancora sceso a veri compromessi.

In ultimo, la liquida poli-multi-religiosità che bagna tutto il Paese è la sua assicurazione sulla vita.

E da qui non mi va di raccontare null'altro più.


 Danis Lou